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19 aprile 2010

Capovolgere la Piramide.

La partecipazione e l’innovazione vanno praticate, non predicate. Lettera aperta al Direttore del Quotidiano Paride Leporace

Caro Direttore,
vorrei approfittare dello spazio che spesso dedichi ai contributi esterni, per avviare con te e con i tuoi tanti lettori una piccola riflessione sulle nuove modalità di partecipazione alla vita politica che forse i partiti ancora non hanno colto a pieno. Mi ha appassionato questa campagna elettorale. Mi ha emozionato perchè quando amici e compagni di sempe decidono di confrontarsi con il consenso popolare e di mettersi a disposizione della collettività, per il suo bene, c'è sempre un'emozione particolare che nasce dal ricordo. Così per Salvatore Adduce che oggi è Sindaco della città più bella del mezzogiorno, Matera. La nostra amicizia nasce da lontano, da quando giovane e curioso ( lo sono ancora? certo che si!) mi avvicinai con passo discreto e breve alla politica. Di tempo ne è passato, sono cambiati Governi, partiti, segretari e colori, ma rimangono ancora qui i sorrisi e gli sguardi sinceri. Oggi Salvatore con responsabilità ed umiltà si rimette in discussione, alla guida di una città che ha bisogno di sobrietà ed un respiro più lungo. E a lui va il mio sentito augurio con estremo affetto.

Si è conclusa una campagna elettorale molto intensa, forse la più difficile degli ultimi 15 anni. Mentre cambiavano le forme di partecipazione, la Politica a poco a poco riusciva a stare dietro a questa evoluzione. In questo tempo vivono di vita propria le forme di partecipazione spontanea ed estemporanea. Il web però, è ancora il palco di pochi. Pochi sono stati i candidati che sono rimasti fuori dal network, pochissimi saranno quelli che continueranno con pazienza e dedizione a condividere esperienze, a socializzare pareri, a nutrire il seme della democrazia digitale. Così come pochi saranno coloro i quali continueranno sulla rete ad alimentare dibattiti e confronti in un clima più morbido come quello che ( si spera) ci aspetta per i prossimi 3 anni.

Resta ancora il limite del web, o meglio di molti suoi utenti. Per tanti è stato un palco, anzi il palco dei comizi dell'era moderna dove lanciare strali ed anatemi, come Dio o un Giudice dovrebbero fare. Per moltissimi ancora è stato un modo per esserci, per testimoniare una presenza, per colpire l'avversario lanciando la pietra e nascondendo la mano. L'accesa contrapposizione stimolata dalla competizione lentamente cede il passo all'assenza di un reale confronto ed una discussione su tempi, visioni e policy, che pure farebbero bene ai governanti ed al governato. Insomma la rete da queste parti ancora non ha espresso un profilo maturo e compiuto, restando legata a doppio mandato alle stagioni, ai lanci delle agenzie, ai titoli dei quotidiani, al sentito dire e mai visto.

L'augurio è che in un tempo molto più prossimo si possa immaginare, magari proprio qui in Basilicata, una forma più matura di confronto attraverso la rete, dove è davvero l'utente a generare contenuto e la stampa a rincorrere notizie e pareri senza doverli smussare o esasperare. Il tutto dipenderà ancora una volta da noi, da quello che sapremo fare e da come lo faremo. L'impegno politico sembra diventato un nuovo mood, ma come per ogni fenomeno lo si vive in un tempo troppo piccolo. Una rivoluzione culturale ha bisogno di anni per potersi attuare, chi ( non solo giovane) pensa di poter cambiare il mondo così come si cambia uno status di facebook commette un grave errore

Qualche anno fa sulle pagine del New York Times Thomas Friedman raccontava del suo viaggio nelle università americane e del suo incontro con la nuova generazione. Quella degli under trenta. Quella che per intenderci è stata definita in ogni modo (invisibile, liquida, impercettibile,2.0) e con quasi tutte e lettere (x e y prima di tutte). A questo gioco non si sottrae nemmeno Friedman definendo questa generazione la Generazione Q. Q come quieta, come Quiet Generation appunto. Secondo Friedman questa generazione è immobile, statica, abituata alla comodità, poco innovatrice e molto poco concreta. Una generazione che trova nel web il suo luogo di aggregazione e di discussione. Che nei social forum, attraverso i blog o altri luoghi di discussione e partecipazione, trova lo spazio per il proprio impegno. E questo atteggiamento molto passivo genera qualunquismo ed antipolitica. Perchè a questa generazione manca l'azione collettiva, manca il fare e l'essere. Per questo lo stesso Friedman esorta i quieti proponendo una sorta di "ritorno al futuro" perché Martin Luther King e Robert Kennedy- dice- non hanno cambiato il mondo chiedendo alla gente di sottoscrivere una crociata su Facebook o su Farmaville.

In tutto questo gioca la sua partita determinante la Politica. Quella della partecipazione è una traccia di lavoro che da sempre appassiona la base ed il verice dei partiti. Praticarla e non predicarla sarebbe la soluzione. Pensiamo allo strumento Twitter, che, anche se spesso si corre il rischio di mitizzarlo, è un esempio di come- grazie alla rete- possa svilupparsi una nuova forma di partecipazione alla politica. Una partecipazione che può essere fuori dalle sezioni, fatta dall’ufficio o nella notte e che esercita in misura crescente la sua influenza. Finora la politica si è confrontata con la rete cercando “un nuovo sbocco al mare” dell’audience televisiva, quando invece si dovrebbe pensare che la rete può essere uno strumento più potente se la si usa rispettando le sue caratteristiche e valorizzandole.

In America già l'hanno capito. In Francia pure. In Italia siamo ancora indietro, ma a piccoli passi (vedi la discesa nel nuovo campo 2.0 di Berlusconi) lo capiranno. Sosteneva Confucio: "dimmi qualcosa e la dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò".

Mi piace segnalare qui, senza peccare di vanità, l’idea straordinaria del Vicepresidente vicario del Parlamento europeo Gianni Pittella di organizzare un tour sui temi Europei proprio coinvolgendo la rete, i tanti utenti che quotidianamente su Facebook, Twitter, Friendfeed, Youtube si confrontano e condividono il lavoro del Parlamentare lucano. E’ un’innovazione vera, quella di capovolgere la piramide e mettere l’ucg (l’utente generatore di contenuto) al centro del dibattito oltre la rete, le appartenenze politiche e territoriali. L’esempio di Pittella andrebbe, a mio avviso, seguito e declinato perché vincente nel tempo moderno e nello spazio nuovo.

Ora che le elezioni, ahi noi, sono lontane non spetta altro che sperimentare, provare, replicare i successi. Fino a pochi anni fa essere in internet voleva dire aprire un sito web e aspettare che gli utenti interessati, per un motivo o per l’altro, arrivassero a visitarlo. Oggi la Casa Bianca, e non il palazzo di vetro di Via Verrastro che pure dovrebbe riflettere su come rivedere la sua vita online, ha ribaltato quella prospettiva: se le persone stanno principalmente altrove (i social network) non si può attendere che vengano da noi, ma dobbiamo muoverci portando noi i contenuti dove gli utenti si aspettano di trovarli (i social media).

Dobbiamo portare l’informazione, i nostri atti amministrativi dove le persone vivono e discutono, perché questa è la strada per ampliare ed arricchire la nostra presenza ed avere una relazione diretta con la gente.

L'innovazione che continua passa anche da qui. 




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29 giugno 2009

Voglio un congresso vero, non technosnob

Due? Tre? Quattro? Quanti saranno i candidati che si sifideranno a singolar tenzone pronti a succedere al primo e fallimentare segretario Veltroni? Al momento sono pervenute le candidature di Franceschini e di Bersani. Poi si sussurrano le candidature del sindaco di Torino e di qualche blogger che ha ben pensato di trasformare la rete da "nuovo luogo democratico" di partecipazione politica, a recinto technosnob dei pochi fortunati lobbysti che provano a strutturare una corrente ( non di pensiero) o un'area non ben identificata e nemmeno poi tanto critica. Non è un problema di rete , nella quale io credo e per la quale ho lavorato negli anni di dirigenza politica della giovanile dei ds, è una mancanza di coraggio e di politica. Perchè è di coraggio e politica che si sente la mancanza, non di personalismi o di analisi pe slogan. Questa mia generazione, e quella un po' più grande di me, è in perenne attesa, in continua aspettativa..ferma li ad aspettare che la nomina o la candidatura arrivi prima che sia troppo tardi.Così com'è avvenuto. Eppure ce ne sono tanti di giovani amministratori capaci e competenti, così come sono tanti i profili utili a questo partito ed al paese che non hanno ancora i capelli bianchi e non attendono. Ed è su questi, su quella nuova generazione che c'è già, non bisogna inventarla ma riconoscerla, che io credo debba fondarsi il partito nuovo per il secolo nuovo. Non mi appassiona la lotta strumentale del passato contro il futuro, anche perchè chi alimenta questa dialettica è sia figlio del passato, ma anche beneficiario del futuro, così come non mi appartiene il gioco delle tre carte che ex segretari nostalgici e romantici vogliono provare a farci passare come strategia utile per il bene del partito. No, non ci sto.

Voglio un congresso vero, un confronto concreto su opzioni politiche e su progetti generali. Non voglio technosnob in cerca di un palco o di una candidatura, e non voglio tatticismi che confondono le idee e che ci tagliano il respiro. Voglio un congresso vero per un partito vero.

Condivido quello che dice Rosy Bindi, ed è forse la prima volta che la cito, quando sostiene che «Non c’è dubbio che il nuovo segretario dovrà costruire il Pd con i giova­ni e per i giovani. Non dobbiamo avere timore di mettere al centro i grandi te­mi della sinistra: la dignità del lavoro, la mobilità sociale, l’uguaglianza, le nuove generazioni, e anche le donne, così umiliate dal comportamento del presidente del Consiglio. Ma dico no al nuovismo. Non si può dire 'tutti a ca­sa, tranne me'. Le novità non si inven­tano, né si costruiscono ad arte. Le no­vità emergono dalla battaglia politica, dall’esperienza, anche dagli errori e dalle sconfitte, non dalla scelta di volti accattivanti che vengono bene in tv; che poi così nuovi alla politica non so­no. Né mettendo in lista gente simpati­ca che passa per caso, come si è fatto alle elezioni del 2008. Franceschini è stato il vice di Veltroni; non può chiamarsi fuori da quella stagione»

Sento la candidatura di Pierluigi Bersani molto più vicina alla mia domanda di futuro ed alla mia idea di Partito ed è per questo sosterrò l'ex ministro dello sviluppo economico, perchè sono convinto che stia li e non altrove il Pd. Non per amicizie e non per convenienze, ma semplicemente per ragioni politiche sostengo Bersani, leader concreto e non liquido, umile e operaio, visionario, con i piedi per terra ed un'idea precisa di Paese da costruire.

Non servono nomi nuovi per incarnare un progetto nuovo, ma servono profili forti per lavorare ad un grande sogno e dargli carne e sangue. Con il cuore e la passione, con le nuove energie che questo partito saprà intercettare, partendo da quello che c'è e che va ( decisamente) migliorato. Ripartendo dai territori, dalle persone, dal progetto, dalla rete. Tante volte è stata annunciata la rivoluzione verde del Pd, molti gli slogan e tantissimi i post...ma poca azione e pochissima intenzione, ed io non mi fido più dei  giovani democratici novelli masaniello del web. Che poi definire questi 40enni "giovani democratici" fa davvero sorridere e riflettere. 




permalink | inviato da sergioragone il 29/6/2009 alle 16:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


23 maggio 2009

elezioni e considerazioni

Strana questa campagna elettorale, senza colpi di scena e con pochi colpi di fulmine. Sotto tono le amministrative, troppo lontana l'europa. Troppi manifeesti in giro, troppi slogan identici, poca differenza molta confusione. Le parole più usate? Concretezza, territorio, futuro. Non solo qui, non solo in Basilicata, ma nel giro delle sei regioni che ho avuto modo di fare in questi gultimi giorni mi sono reso conto che la comuinicazione politica è più una questione di carisma del candidato, che di creatività del copy. Molto web, troppo facebook, poco social e pochissimo network. Pochi Obama in giro, molti "Cetto la qualunque". Non vorrei sbagliarmi ma, almeno qui in Basilicata, ho come la sensazione che la straordinaria stagione dei comunicatori politici ( o meglio dei politici comunicatori) stia cedendo terreno ai politici amministratori, occupati a parlare degli avversari e non del loro progetto. Ammesso che ci sia un progetto, un programma, un candidato, una coalizione.

Poca strategia quindi, pochi facsimili, molte foto da dimenticare e cognomi che difficilmente ricorderemo. E forse è un bene.





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26 maggio 2008

Decido Io!!!

Il titolo che ci siamo dati per questo blog decrive già il nostro obiettivo: togliere alle segreterie dei partiti la possibilità di scegliere per conto nostro chi mandare a Strasburgo e a Bruxelles a rappresentarci. Dopo la scandalosa scelta delle liste bloccate, per ben due elezioni politiche italiane, la sola idea di pensare a togliere le preferenze alle elezioni europee è aberrante.
Abbiamo già ampiamente assistito al valzer delle poltrone e dei raccomandati delle segrterie di tutti i partiti. Con le preferenze, invece, tutti i candidati sono costretti a mettersi in gioco, a “sbattersi” per conquistare il loro posto al Parlamento Europeo. In sostanza vengono investiti da una responsabilità popolare e non dalla sudditanza o dall'ubbidienza ai loco capi partiti o peggio ancora capi-corrente.

Apriamo una bela discussione affinchè non solo non si tocchi la nostra possibilità di Decidere e di Scegliere ma venga estesa INDEROGABILMENTE anche alle prossime elezioni politiche.
I cittadini,l lo abbiamo visto anche alle ultime elezioni vogliono Decidere e scegliere ci impegnare politicamente. Quindi alziamo la voce, dal basso, come al solito perchè “in alto” non continuino a seguire solo le logiche di partito

http://decidoio.ilcannocchiale.it/




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2 maggio 2008

fuori dalla stanza

Sia Gianni Cuperlo che Gianni Pittella fanno sui loro blog un'analisi ampiamente condivisibile e molto reale sul dopo voto per il Partito democratico. Nel post di Cuperlo ci sono gli stessi interrogativo che spesso ci poniamo su questo blog e che dal 14 aprile spesso ritrovo tra i commenti dei democratici italiani dentro e fuori la blogosfera. Pittella dal suo canto rlancia alzando l'asticella della sfida plitica un livello più in alto verso la concretizzazione del Pd nei territori e verso il nuovo grande appuntamento elettorale che ci aspetta: le elezioni europee.Quelle senza voto utile. Senza nulla togliere agli altri commentatori della politica mi sambra che le parole dei due Gianni siano al momento le più efficaci e comprensibile e che sgombrano il campo da eccessivi giochi di parole di sapore doroteo, lascito questo delle tradizioni politiche del '900 che spesso ritorna come pratica della mala/comunicazione politica.

E' da qui quindi che bisogna partire, è dalla discussione sulla forma del partito, sul suo ruolo e la sua missione in Italia ed in europa che bisogna rilanciare con decisione la spinta del Pd. Un Pd che sia forza di massa, che sappia ascoltare e dar risposte. Un Pd con lo sguardo rivolto in avanti ed i piedi ben piantati per terra. Un Pd che non rinunci alla discussione ed all'analisi anche viscerale del dopo elezioni. Un Pd che sappia essere forza politica di rappresentanza e di innovazione. Un partito che sia un partito, moderno nelle sue forme e nelle sue proposte, innovatore nella sua azione. Un Partito che decide e non solo un Partito che discute, come si è tentato di fare mettendo in campo i gruppi di discussione online dei quali non ne abbiamo traccia. Un Partito che faccia quello che oggi sta succedendo nella blogosfera: discute, analizza, rende partecipi, ragiona. Ed anche in questo il web ci dice che c'è più democrazia sulla rete che nei partiti.

Di questo vorrei che si discutesse a Blogpolitik'08, con Gianni Cuperlo e Gianni Pittella se lo vorranno e con coloro che tengono a cuore il destino del Partito Democratico. Le elezioni sono finite, fuori dalla stanza!




permalink | inviato da sergioragone il 2/5/2008 alle 0:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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