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2 agosto 2007

caffè democratico con Andrea Ranieri

Verso Eurogeneration, con il cuore qui e la testa nel mondo, incontriamo oggi per il nostro caffè democratico Andrea Ranieri responsabile area saperi ed innovazione dell'esecutivo nazionale dei Ds. Saperi ed innovazione si sa sono due temi a me molto cari e che hanno contraddistinto la mia azione politica negli ultimi anni. Andrea nelle sue risposte ci da degli spunti interessantissimi di discussione su come vorremmo che sia questo Partito democratico definendolo "un nodo importante della rete".Tema che ho affrontato ieri sera a cena con il mio amico e compagno Rocco Perrone nella sua splendida Sasso di Castalda in compagnia delle ragazze e dei ragazzi del Pd. Di quest'argomento parliamone oggi ma ne riparleremo anche ad Eurogeneration in un'incontro che sto organizzando in questi giorni e che da qui a qualche post vi annuncerò. Intanto buon ascolto e benvenuto a Walter nella blogosfera.


26 giugno 2007

Il caffè con Federica Mariotti

Quest'oggi il caffè lo prendiamo in Abruzzo, in un paesino in provincia di Chieti dove vive la Responsabile Esteri della Sinistra giovanile Federica Mariotti. Federica, la seconda donna con cui prendo il caffè democratico, oltre ad essere una mia cara amica è senza dubbio una delle migliori espressioni della classe dirigente della Sinistra giovanile. Non a casa è toccato proprio a lei prendere il posto in esecutivo nazionale dopo Michele Mazzarano, oggi segretario regionale dei ds pugliesi. Ecco a voi la nostra chiacchierata.

Federica credo che con te si possa affrontare un discorso un po' particolare ma che interessa a tanti nostri compagni. Sto parlando della collocazione europea e quindi internazionale del nuovo partito. Per molti questa sarà la prova del 9 della tenuta tra ds e dl. Anche a livello giovanile iusy ed ecosy non bastano alla giovanile del Pd, ed in Europa l'esperienza francese delle ultime pesidenziali ci dice che il socialismo da solo non ce la fa ma che ancora ha grandi difficoltà a diaogare con le forze moderate e democratiche. Insomma dove stiamo noi?"

Sono tornata proprio ieri sera da un incontro della Iusy a Praga. Ovviamente il percorso del Partito Democratico è seguito con molta attenzione dalle altre organizzazioni giovanili, non solo perché c?è interesse a capire quale sarà la collocazione internazionale del nuovo soggetto giovanile, ma anche perché esso è visto come una grande innovazione politica in un Paese in cui solitamente la politica appare all'estero ingessata e statica. Credo che la collocazione naturale del Partito Democratico sia nel campo delle forze socialiste progressiste, che non a caso hanno cambiato statuto per accogliere al proprio interno anche chi non appartiene alla tradizione socialista. Interpretare l'interesse di Schulz e Rasmussen nei confronti del nostro progetto come un atto dovuto nei confronti di Fassino è miope. Al tempo stesso credo che il Pd potrà servire a rinnovare il socialismo che, come dicevi tu, ha difficoltà a dialogare con le forze democratiche e progressiste ed è, troppo spesso, inadeguato ad affrontare le nuove sfide. Dobbiamo costruire una rete globale più grande, che unisca progressisti, socialisti, cattolici democratici, ambientalisti,che unisca chi vuole umanizzare la globalizzazione, per dare soluzione alle grandi sfide del mondo di oggi: l'emergenza climatica, lo sviluppo sostenibile, la pace, i diritti più elementari,negati a milioni di persone. Per fare ciò, in Europa e nel mondo serve un'alleanza progressista più ampia. Costruire in Italia il P.D. significa contribuire a questa prospettiva. Vuol dire costruire il partito della sinistra per il nuovo secolo.

Questo quindi il Pd che sarà in Europa. Ma In Italia quale sarà la sua funzione e come segnerà il cambio di passo tra una sinistra da mettere in soffitta ed una nuova sinistra, quella del tempo che viviamo qui ed ora?

Il Partito Democratico dovrà essere un partito aperto alla società, in cui possano ritrovarsi tutti quei giovani che non sono né ex né post, ma che guardano a questo processo con molta fiducia e che ripongono molte speranze nel governo Prodi. Il Pd dovrà essere in grado di parlare ad una intera generazione nata politicamente dopo il 1989 e che non ha mai votato sulla scheda nulla di diverso dall'Ulivo. Per rappresentare davvero la nostra generazione e per segnare il cambio di passo il Pd dovrà parlare di merito e di innovazione, di precarietà e di riforma delle pensioni, di laicità e di diritti civili senza steccati, in modo nuovo. Per dirla con Reichlin formare un nuovo partito vuol dire formare una nuova cultura politica.

E sarà anche il partito delle donne, del loro protagonismo. A me piacerebbe che questo partito fosse prima di tutto il partito delle ragazze e dei ragazzi. Ma soprattutto il partito in cui la questione femminile non sia più affidata alle solite note e declinata attraverso le quote. Tu e Pina Picierno rappresentate sicuramente già questa nuova idea di partito. Ma ce la faremo?

Io credo che abbia ragione Anna Finocchiaro quando dice che il Pd o sarà il Partito delle donne e dei giovani o non sarà. Allo stesso tempo credo che noi dobbiamo costruire un partito europeo, moderno e strutturato che, quindi, abbia una giovanile e un coordinamento delle donne. Condivido, però, quello che dici tu: la questione femminile deve essere declinata in modo nuovo. L'unico modo per superare le quote è affermare una nuova consapevolezza femminile nel partito e nella società. Investire sulle donne, ed in particolar modo sulle giovani donne, deve essere vissuto come un valore aggiunto, non come un ostacolo ad altri. Il fatto che Pina guidi una delle più grandi giovanili di partito è un segnale importante, ma con il Pd dobbiamo fare molto di più. Dovremo dare rappresentanza alle tante giovani donne che, ancora oggi, nel 2007, troppo spesso subisco no discriminazioni nel mondo del lavoro. Io sono fiduciosa, credo che ce la faremo. Dobbiamo farcela perché solo così costruiremo davvero una nuova casa per le ragazze e i ragazzi che fino ad ora ci hanno osservati dalla finestra, ma che hanno voglia di impegnarsi e di essere protagonisti di una nuova storia.




permalink | inviato da sergioragone il 26/6/2007 alle 1:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 giugno 2007

Un caffè democratico con Pier Maran

Prima di ogni cosa oggi è il compleanno di mia cugina Roberta e quindi auguri a lei per i suoi 22 anni. Si fatta grande cugì.

Ora veniamo a noi.Ha 27 anni e vive a Milano ed è laureato in Scienze Politiche. Il 29 maggio 2006 è stato eletto, con 1480 preferenze, consigliere comunale della sua città,Milano, per l'Ulivo. Dopo la nostra intervista su Io Donna di qualche tempo fa, oggi il caffè demcratico lo prendiamo con Pier Maran. che tra le altre cose è un mio amico ed anche uno dei mie blogger preferiti


Pier, ora che il partito nuovo sembra tanto vicino, vorrei subito chiederti se è già arrivato il momento di cambiare il nome de "la sezione che verrà"  in la sezione che oggi c'è?
Direi di no. Anzi, siamo solo all'inizio perchè è proprio ora che dobbiamo costruire questo nuovo Partito. E lo vogliamo costruire in maniera diversa da quanto abbiamo visto nelle ultime settimane.

Parliamo un po' di Pd e di quello che c'è da fare. E lo chiedo proprio a te che sei consigliere comunale in una delle maggiori città italiane,Milano. In tanti sostengono che nei territori e nei gruppi consiliari il Pd stenterà a nascere per oggettive differenti visioni. Ma insomma Pier sarà davvero tanto difficile o ci sono già temi che davvero ci uniscono?
Se guardiamo l'esperienza amministrativa, dopo un anno di Consiglio Comunale non noto nemmeno la differenza tra chi proviene dai Ds e chi dalla Margherita. Lo scoglio più significativo è indubbiamente la laicità, ma questo non impedisce di lavorare benissimo assieme sui temi amministrativi. Però non dobbiamo scordarci che nemmeno i DS oggi sono un soggetto monolitico dove tutti la pensano uguale. Insomma, siamo in un Partito, abbiamo tanti valori che ci uniscono e poi però ognuno ragiona con la propria testa. Fare politica è anche mettersi in discussione, ragionare fino allo sfinimento per trovare una sintesi.

C'è una nuova cultura politica che con il Pd dovrà affermarsi e con se anche una nuova classe dirigente. E' questo un passaggio ineludibile, la cui necessità si impone non solo guardando al nostro passato e agli errori e ai ritardi della sinistra italiana, che forse proprio un ricambio nella classe dirigente avrebbe potuto evitare, ma anche guardando al futuro, al mondo, all’Europa. Per molti però questo è uno spot giovanilista. Come possiamo spiegare l'importanza di azioni lungimiranti come questa?
Quando si vede che i 45 “saggi” del PD hanno un’età media di 58 anni non è giovanilismo parlare di ricambio, ma una semplice constatazione. Se vogliamo fare un partito nuovo, in grado di attrarre e dare davvero un segnale di cambiamento serve anche che la leadership sia diversa. Questo può avvenire per cooptazione, come ha proposto Luca Sofri, ma non mi sembra la soluzione migliore.
Ritengo che, anziché lamentarsi, sarebbe utile che chi pensa di avere idee nuove si prepari alla conta. Le primarie servono a questo, a dimostrare quali idee e quali persone riscuotono maggiore consenso. E le elezioni spesso danno sorprese..

Prima di chiedere il conto del caffè al cameriere dimmi solo un’altra cosa. Tu entri nel Pd perché?

Entro nel Pd perché credo sia la prima novità politica a sinistra dal 1992 in poi. Lo faccio perché credo che la sinistra esista in natura e a seconda delle situazioni storiche debba sapersi aggiornare, interpretare i cambiamenti, scegliere i soggetti da tutelare.
Voglio far parte di un partito che tuteli i lavoratori e sappia coniugare questo principio con il riconoscimento del merito, delle libertà individuali, della necessità di competere a livello internazionale attraverso l’innovazione. Lo faccio perché sono sicuro che, lavorando tutti insieme, le difficoltà che vediamo in questi mesi le potremo superare. Ed è quello di cui discuteremo, con chiunque verrà, alla Fondazione Mudima (Via Tadino 26, Milano) venerdì 8 giugno alle 21 in una serata dal titolo “Il futuro non è più quello di una volta. Vieni fuori e gioca”




permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 0:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Un caffè con Pina Picierno

La rubrica che inauguro oggi su questo blog si chiama "il caffè democratico". Vuole essere un momento di riflessione e di stimolo alla discussione verso la costituente nazionale della giovanile del Pd. A metà strada tra un'intrevista ed una chiacchierata, questo post dura il tempo di un caffè ma spero possa essere di stimolo per il lavoro che verrà. Il primo caffè lo andiamo a prendere a Roma, ce lo offre Pina Picierno presidente nazionale dei Giovani della Margherita. Se volete fumatevi pure una sigaretta.

Gli ultimi congressi dei Ds e dei Dl hanno chiuso un'importante pagina della storia politica italiana. Ed hanno fissato già le tappe verso la costituente del Pd. Insomma Pina, si parte?
Direi di proprio di si, caro compagno Ragone, finalmente si parte E ammetto di aver provato una emozione strana (sia al vostro congresso che al mio), quando ho "metabolizzato"che stava per cominciare davvero questa nuova grande storia. Ed era impazienza (voglio subito, subitissimo il nuovo partito e ancora prima i giovani del PD!)  mista a curiosità (ma ci pensi a quanto sarà bello osservare i nostri partiti che si mettono in gioco??) e a tanta, tantissima voglia di fare, di dire, pensare. Il Partito Democratico è la risposta alla domanda di speranza che viene dai cittadini del nostro Paese, ed è una sfida ambiziosa, ma anche molto, molto delicata. Commette un errore colossale chi crede che il nostro sia, ormai, un adempimento della politica italiana.. insomma una cosa che a questo punto bisogna  fare e basta. Il Pd serve per provare ad offrire una idea precisa del nostro Paese, e per tentare di disegnare il profilo delle politiche del cambiamento che vogliamo realizzare. Con una consapevolezza, però: questa è una partita che o giochiamo tutti insieme (e quando dico tutti lo intendo in senso letterale, il nostro deve essere un partito davvero popolare che va dai cattolici fino a?.) oppure è meglio dichiarare la sconfitta a tavolino. E  noi, giovani del PD? Siamo in ritardo, dobbiamo darci una svegliata, subito! Sai quante volte solo durante il nostro ultimo giorno di congresso si è ripetuta la parola "giovani"? 680 volte. Giuro, le ho contate. E può significare due cose: o che ci vogliono fregare o che davvero in tanti hanno la consapevolezza che il partito democratico, per essere veramente nuovo, ha bisogno di noi. Credo che siano un po' vere tutte e due le cose, ma provando ad andare oltre l'esegesi dei congressisti di Cinecittà, sono sul serio convinta che le nostre mani sono più adatte a spalancare le porte e le finestre della nostra nuova casa; Anche la nostra voce, facci caso, è più allenata ad usare parole che siano al contempo forti, chiare, ma anche un po’ più umili; E la nostra testaccia dura è sicuramente più abituata a pensare ed osare una politica più lieve ma anche più ambiziosa. E quindi, caro Sergio, con buona pace dei tanti signori che dei giovani si ricordano solo ai congressi per strappare qualche applauso, il Partito Democratico ha bisogno di te e degli under 30 di questo Paese, per essere davvero come gli italiani  lo aspettano e sognano, e per provare a ridurre lo spazio sconfinato che esiste tra la loro vita, le loro speranze e la politica. E questa, secondo me,  è anche la vera ragione per cui il nostro nuovo partito deve vedere presto la luce.


Giovani, saperi, donne,laicità,innovazione. Invece del pantheon parliamo dei temi del Pd. Possono essere questi gli assett da mettere in valigia per il nostro viaggio?
Quello del Pantheon, lo trovo un giochino inutile e anche un po'noioso.La nostra storia ci appartiene, è parte di noi e di quello che siamo, la porteremo nel Pd attraverso le cose che ogni giorno penseremo e  faremo. Per cui sono molto d'accordo con te, parliamo di temi: premetto Persone a tutte le cose che hai detto. Dire che il partito democratico ha come mission preoccuparsi ed occuparsi delle persone, metterle al centro del dibattito e della proposta politica, significa dire implicitamente che vogliamo occuparci di tutte le cose che ricordavi. E quindi certo, significa parlare innanzitutto di laicità, che diventa la lente più adatta da cui guardare il Paese anche perché, sempre più spesso, incrociamo cittadini che testimoniano nuove fedi e le evoluzioni della scienza, sempre più di frequente, interrogano profondamente le nostre coscienze. E allora laicità significa ascolto attento delle ragioni della fede, di tutte le fedi, ma anche consapevolezza dell’autonomia della politica a cui è chiesto, oggi più che mai, di riaffermare la centralità della Persona. Va da sé che centralità della Persona, significa anche riconoscimento dei diritti delle stesse persone e a questo proposito (altrinmenti divento troppo lunga! ) dico solo W Rosy !!! Ma poi significa anche parlare di merito, che insieme al talento e alle opportunità, rappresentano una parte fondamentale del nostro futuro (mentre nelle "comodità" c'è una parte meno nobile del nostro passato.); E poi di innovazione, ma anche di Storia: il futuro di questo paese passa sicuramente attraverso un software avanzatissimo, ma personalmente sono anche convinta che passi per Amalfi, Pienza, Firenze, per citare solo alcuni luoghi simbolo della nostra cultura. E facci caso, questa è una chiave di lettura utile anche per parlare di Ambiente (altro asset che infilo nel trolley, che ho deciso di usare al posto della valigia, è più comodo),  perché parlare di ambiente significa scommettere su una economia nuova e più competitiva, che tenga insieme ricerca e innovazione da un lato, e valorizzazione del nostro patrimonio paesaggistico, ambientale e storico dall'altro. Si direbbe un concetto nuovo, riformista, e che invece è stato pensato tanti anni fa, perché questa è la grande intuizione contenuta nell'art 9 della nostra Costituzione. Per ultimo mi sono conservata le donne (dei giovani ho già abbondantemente detto!), solo per puntualizzare che la percentuale di partecipazione rosa alla vita pubblica è anche una misura della civiltà di un paese, e noi, è vero, siamo all'anno zero. Ma vi prego, non mi parlate di quote, non sono la soluzione del problema!

Ci avviamo verso la fase costituente del Pd e quindi anche della giovanile del Pd. C'è chi inizia a parlare di fusione a freddo piccola e chi di tavoli di decisione tra gruppi dirigenti. Io conosco bene te ma soprattutto Speranza e Raciti e sono convinto che si arriverà alla costituente  con un percorso condiviso e trasparente. Sarà davvero così?
Niente accordi preconfezionati! Vogliamo viverlo questo percorso, con responsabilità certo, ma anche con emozione e con un pizzico di apprensione, quella che ti prende allo stomaco quando sai che stai per fare una cosa importante. Dobbiamo metterci in gioco davvero, e contribuire così a creare uno spazio aperto, arioso, ma anche sentito davvero dalla nostra generazione. Solo tutto questo ci consentirà di fare qualcosa di veramente bello e utile. Per cui tranquillizza i preoccupati, il viaggio sarà assolutamente inclusivo e coinvolgente, strizzerà l'occhio alle ragazze ed ai ragazzi che già impiegano il loro tempo nelle forme più diverse di impegno sociale, dal volontariato, all'associazionismo, alla partecipazione studentesca, fino a chi non ha mai pensato di militare in una giovanile di partito.. Quanto ai tempi, un embrione dei giovani del pd nascerà subito, nella prossima estate. Ci stiamo lavorando insieme, in maniera armonica e molto, molto positiva. Si respira un clima bellissimo, una specie di "brainstorming" permanente e vedrai, le nostre idee sorprenderanno anche un blogger ingegnoso e creativo come te. Di più non posso dirti, farei un torto al Segretario e al Presidente...e del resto, ti occorre pazientare ancora per pochissimo!




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