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26 giugno 2007

Il caffè con Federica Mariotti

Quest'oggi il caffè lo prendiamo in Abruzzo, in un paesino in provincia di Chieti dove vive la Responsabile Esteri della Sinistra giovanile Federica Mariotti. Federica, la seconda donna con cui prendo il caffè democratico, oltre ad essere una mia cara amica è senza dubbio una delle migliori espressioni della classe dirigente della Sinistra giovanile. Non a casa è toccato proprio a lei prendere il posto in esecutivo nazionale dopo Michele Mazzarano, oggi segretario regionale dei ds pugliesi. Ecco a voi la nostra chiacchierata.

Federica credo che con te si possa affrontare un discorso un po' particolare ma che interessa a tanti nostri compagni. Sto parlando della collocazione europea e quindi internazionale del nuovo partito. Per molti questa sarà la prova del 9 della tenuta tra ds e dl. Anche a livello giovanile iusy ed ecosy non bastano alla giovanile del Pd, ed in Europa l'esperienza francese delle ultime pesidenziali ci dice che il socialismo da solo non ce la fa ma che ancora ha grandi difficoltà a diaogare con le forze moderate e democratiche. Insomma dove stiamo noi?"

Sono tornata proprio ieri sera da un incontro della Iusy a Praga. Ovviamente il percorso del Partito Democratico è seguito con molta attenzione dalle altre organizzazioni giovanili, non solo perché c?è interesse a capire quale sarà la collocazione internazionale del nuovo soggetto giovanile, ma anche perché esso è visto come una grande innovazione politica in un Paese in cui solitamente la politica appare all'estero ingessata e statica. Credo che la collocazione naturale del Partito Democratico sia nel campo delle forze socialiste progressiste, che non a caso hanno cambiato statuto per accogliere al proprio interno anche chi non appartiene alla tradizione socialista. Interpretare l'interesse di Schulz e Rasmussen nei confronti del nostro progetto come un atto dovuto nei confronti di Fassino è miope. Al tempo stesso credo che il Pd potrà servire a rinnovare il socialismo che, come dicevi tu, ha difficoltà a dialogare con le forze democratiche e progressiste ed è, troppo spesso, inadeguato ad affrontare le nuove sfide. Dobbiamo costruire una rete globale più grande, che unisca progressisti, socialisti, cattolici democratici, ambientalisti,che unisca chi vuole umanizzare la globalizzazione, per dare soluzione alle grandi sfide del mondo di oggi: l'emergenza climatica, lo sviluppo sostenibile, la pace, i diritti più elementari,negati a milioni di persone. Per fare ciò, in Europa e nel mondo serve un'alleanza progressista più ampia. Costruire in Italia il P.D. significa contribuire a questa prospettiva. Vuol dire costruire il partito della sinistra per il nuovo secolo.

Questo quindi il Pd che sarà in Europa. Ma In Italia quale sarà la sua funzione e come segnerà il cambio di passo tra una sinistra da mettere in soffitta ed una nuova sinistra, quella del tempo che viviamo qui ed ora?

Il Partito Democratico dovrà essere un partito aperto alla società, in cui possano ritrovarsi tutti quei giovani che non sono né ex né post, ma che guardano a questo processo con molta fiducia e che ripongono molte speranze nel governo Prodi. Il Pd dovrà essere in grado di parlare ad una intera generazione nata politicamente dopo il 1989 e che non ha mai votato sulla scheda nulla di diverso dall'Ulivo. Per rappresentare davvero la nostra generazione e per segnare il cambio di passo il Pd dovrà parlare di merito e di innovazione, di precarietà e di riforma delle pensioni, di laicità e di diritti civili senza steccati, in modo nuovo. Per dirla con Reichlin formare un nuovo partito vuol dire formare una nuova cultura politica.

E sarà anche il partito delle donne, del loro protagonismo. A me piacerebbe che questo partito fosse prima di tutto il partito delle ragazze e dei ragazzi. Ma soprattutto il partito in cui la questione femminile non sia più affidata alle solite note e declinata attraverso le quote. Tu e Pina Picierno rappresentate sicuramente già questa nuova idea di partito. Ma ce la faremo?

Io credo che abbia ragione Anna Finocchiaro quando dice che il Pd o sarà il Partito delle donne e dei giovani o non sarà. Allo stesso tempo credo che noi dobbiamo costruire un partito europeo, moderno e strutturato che, quindi, abbia una giovanile e un coordinamento delle donne. Condivido, però, quello che dici tu: la questione femminile deve essere declinata in modo nuovo. L'unico modo per superare le quote è affermare una nuova consapevolezza femminile nel partito e nella società. Investire sulle donne, ed in particolar modo sulle giovani donne, deve essere vissuto come un valore aggiunto, non come un ostacolo ad altri. Il fatto che Pina guidi una delle più grandi giovanili di partito è un segnale importante, ma con il Pd dobbiamo fare molto di più. Dovremo dare rappresentanza alle tante giovani donne che, ancora oggi, nel 2007, troppo spesso subisco no discriminazioni nel mondo del lavoro. Io sono fiduciosa, credo che ce la faremo. Dobbiamo farcela perché solo così costruiremo davvero una nuova casa per le ragazze e i ragazzi che fino ad ora ci hanno osservati dalla finestra, ma che hanno voglia di impegnarsi e di essere protagonisti di una nuova storia.




permalink | inviato da sergioragone il 26/6/2007 alle 1:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 giugno 2007

Un caffè democratico con Pier Maran

Prima di ogni cosa oggi è il compleanno di mia cugina Roberta e quindi auguri a lei per i suoi 22 anni. Si fatta grande cugì.

Ora veniamo a noi.Ha 27 anni e vive a Milano ed è laureato in Scienze Politiche. Il 29 maggio 2006 è stato eletto, con 1480 preferenze, consigliere comunale della sua città,Milano, per l'Ulivo. Dopo la nostra intervista su Io Donna di qualche tempo fa, oggi il caffè demcratico lo prendiamo con Pier Maran. che tra le altre cose è un mio amico ed anche uno dei mie blogger preferiti


Pier, ora che il partito nuovo sembra tanto vicino, vorrei subito chiederti se è già arrivato il momento di cambiare il nome de "la sezione che verrà"  in la sezione che oggi c'è?
Direi di no. Anzi, siamo solo all'inizio perchè è proprio ora che dobbiamo costruire questo nuovo Partito. E lo vogliamo costruire in maniera diversa da quanto abbiamo visto nelle ultime settimane.

Parliamo un po' di Pd e di quello che c'è da fare. E lo chiedo proprio a te che sei consigliere comunale in una delle maggiori città italiane,Milano. In tanti sostengono che nei territori e nei gruppi consiliari il Pd stenterà a nascere per oggettive differenti visioni. Ma insomma Pier sarà davvero tanto difficile o ci sono già temi che davvero ci uniscono?
Se guardiamo l'esperienza amministrativa, dopo un anno di Consiglio Comunale non noto nemmeno la differenza tra chi proviene dai Ds e chi dalla Margherita. Lo scoglio più significativo è indubbiamente la laicità, ma questo non impedisce di lavorare benissimo assieme sui temi amministrativi. Però non dobbiamo scordarci che nemmeno i DS oggi sono un soggetto monolitico dove tutti la pensano uguale. Insomma, siamo in un Partito, abbiamo tanti valori che ci uniscono e poi però ognuno ragiona con la propria testa. Fare politica è anche mettersi in discussione, ragionare fino allo sfinimento per trovare una sintesi.

C'è una nuova cultura politica che con il Pd dovrà affermarsi e con se anche una nuova classe dirigente. E' questo un passaggio ineludibile, la cui necessità si impone non solo guardando al nostro passato e agli errori e ai ritardi della sinistra italiana, che forse proprio un ricambio nella classe dirigente avrebbe potuto evitare, ma anche guardando al futuro, al mondo, all’Europa. Per molti però questo è uno spot giovanilista. Come possiamo spiegare l'importanza di azioni lungimiranti come questa?
Quando si vede che i 45 “saggi” del PD hanno un’età media di 58 anni non è giovanilismo parlare di ricambio, ma una semplice constatazione. Se vogliamo fare un partito nuovo, in grado di attrarre e dare davvero un segnale di cambiamento serve anche che la leadership sia diversa. Questo può avvenire per cooptazione, come ha proposto Luca Sofri, ma non mi sembra la soluzione migliore.
Ritengo che, anziché lamentarsi, sarebbe utile che chi pensa di avere idee nuove si prepari alla conta. Le primarie servono a questo, a dimostrare quali idee e quali persone riscuotono maggiore consenso. E le elezioni spesso danno sorprese..

Prima di chiedere il conto del caffè al cameriere dimmi solo un’altra cosa. Tu entri nel Pd perché?

Entro nel Pd perché credo sia la prima novità politica a sinistra dal 1992 in poi. Lo faccio perché credo che la sinistra esista in natura e a seconda delle situazioni storiche debba sapersi aggiornare, interpretare i cambiamenti, scegliere i soggetti da tutelare.
Voglio far parte di un partito che tuteli i lavoratori e sappia coniugare questo principio con il riconoscimento del merito, delle libertà individuali, della necessità di competere a livello internazionale attraverso l’innovazione. Lo faccio perché sono sicuro che, lavorando tutti insieme, le difficoltà che vediamo in questi mesi le potremo superare. Ed è quello di cui discuteremo, con chiunque verrà, alla Fondazione Mudima (Via Tadino 26, Milano) venerdì 8 giugno alle 21 in una serata dal titolo “Il futuro non è più quello di una volta. Vieni fuori e gioca”




permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 0:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

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