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22 gennaio 2010
Ci mancava soltanto l'egiziano...
di Annalisa Terranova sul Secolo d'Italia del 22/01/2010
Magdi Cristiano Allam è il nome spuntato fuori a sorpresa dal cilindro delle candidature alle regionali. Lui stesso ha confermato l'ipotesi di scendere in campo da "indipendente" in Basilicata. Nulla di ufficiale, per il momento, ma l'annuncio fa riflettere. Non tanto perché contribuisce a irrigidire gli attriti con l'Udc, nelle cui file Allam è stato eletto eurodeputato (Casini ha infatti fatto sapere che non intende polemizzare non essendo Allam «né un nostro dirigente, né un nostro iscritto»). Ma perché Magdi Allam, egiziano trapiantato in Italia, è diventato un simbolo di un certo modo di intendere la politica: il suo è uno stile che induce al conflitto, alla diffidenza, alla difesa di identità sclerotizzate. È possibile ricavare tutto ciò anche dai propositi del movimento fondato da Magdi Allam, "Io amo l'Italia", che si prefigge di combattere, con il relativismo, il multiculturalismo e l'islamicamente corretto. Questo tipo di approccio affonda evidentemente le sue radici nella deriva dello "scontro di civiltà" come destino ineluttabile dell'Occidente e, di fatto, si cristallizza in una forma deleteria di fondamentalismo politico che pretende di combattere efficacemente i germi del fanatismo. Il Pdl ha bisogno di tutto ciò?
Noi pensiamo di no. La candidatura di Magdi Allam in Basilicata (ammesso e non concesso che l'uomo conosca qualcosa del territorio che si candida ad amministrare, mentre siamo certi che gli abitanti della Basilicata non sanno nemmeno della sua esistenza) rappresenterebbe pertanto un errore politico e una leggerezza che, sommati insieme, costituiscono per un partito politico quello che classicamente si definisce come "passo falso".
È utile ribadire questi concetti porprio perché siamo reduci da un acceso dibattito su un'altra candidata "indipendente", Renata Polverini, di cui è stato protagonista, a modo suo, il Giornale di Vittorio Feltri. Proprio lì, nella roccaforte del berlusconismo più corrusco e un po' partigiano, abbiamo letto svariati articoli che lanciavano un serio allarme per la caratura poco di destra dell'ex leader Ugl. Per le sue presunte affinità elettive che la inducevano a guardare a sinistra. Per la sua scelta di circondarsi di collaboratori "irregolari" come Claudio Velardi. Per i suoi manifesti troppo personalizzati e presuntamente sdegnosi verso il Pdl che la supporta. Ma tutto ciò, in fondo, si potrebbe ridurre ad un'opposizione pregiudiziale verso una candidata che, non avendo un curriculum costruito all'interno di un partito, può ambire a un superamento concreto dei vecchi ancoraggi ideologici. Il che sa troppo di rupture per gli intransigenti palati feltristi. Si può comprendere, ma non giustificare.
Ma abbiamo letto anche altro: per esempio che il Pdl rinunciava, con certe candidature (leggi, ancora, Polverini) a radicare nel territorio attraverso le elezioni regionali personalità di integrale espressione forzista. Ed è proprio su questo punto che, allora, col nome di Magdi Allam i conti non tornano. Sarebbe, lui, un candidato che rappresenta l'anima forzista e berlusconiana? Non ci pare proprio. Anzi, come già sottolineato, l'eurodeputato incarna semmai velleità di intransigenza che nulla hanno a che spartire con la vocazione intimamente mediterranea e dialogante (basata su secoli di storia, oltre che sul buon senso) del nostro Mezzogiorno. Non a caso, lo ricordiamo a fianco di Daniela Santanchè nella battaglia contro il velo islamico che non deriva certo dalle idee di libertà che il partito guidato da Silvio Berlusconi dovrebbe professare, in accordo non solo con il nome del Pdl ma anche con i suoi intenti programmatici. Si dirà: se si fa uno strappo all'identità con Renata Polverini, perché non farlo anche con Magdi Allam? Perché, semplicemente, converrebbe solo a lui e non al Pdl, e avrebbe come conseguenza immediata quella di riportare il centrodestra, in tema di immigrazione, integrazione e diritti, su posizioni più retrive di quelle leghiste, che almeno si ammantano solo di slogan propagandistici e non della pericolosa aureola fideistica da neoconvertito con cui Allam circonda le sue interessate antipatie per l'Islam e il mondo arabo. E se un partito di recente fondazione non può permettersi passi falsi, figuriamoci se può permettersi passi indietro. Le personalità indipendenti, d'altro canto, sono ben accette quando rappresentano un valore aggiunto, non quando sono personalità isolate candidate all'oblio senza l'ossigeno di un apparato di partito. E poi, come si fa a fare fuoco e fulmini contro l'Udc in nome del valore della coerenza politica, e poi andare a ripescare uno che con l'Udc si è fatto eleggere?
Oppure, sempre per tornare alla convenienza dell'opzione per personalità indipendenti, esse vengono scelte per l'oggettivo consenso che attirano attorno a sé. Il che non è il caso, ci sembra, né di Magdi Allam né del volto del Tg1 Attilio Romita che in Puglia è in pole position. Il discorso va a parare dritto dritto su un problema già affrontato quando si discusse delle candidature alle elezioni europee e delle famose "veline": si tratta del problema della classe dirigente che non può essere paracadutata sui poveri elettori in base a criteri "variabili". Ci vuole una minima cornice di riferimento che renda convincenti i candidati e che fornisca garanzie a chi li deve scegliere. Con una pletora di "nominati" un partito, anche se ha una leadership forte e indiscussa, non va da nessuna parte. Non produce politica, non produce idee. Dopo l'incidente-veline si era sperato che si corresse subitaneamente ai ripari. Invece il vizietto antico torna a mordere... Sarebbe meglio evitare. Dall'altra parte, è vero, abbiamo un'ossessione persino autolesionista sulle primarie, ma da questa parte, se scartiamo le primarie, affermiamo almeno un metodo territorialmente omogeneo, affinché non spunti ora un Magdi Cristiano ora una starlette ora uno speaker più o meno baciato dalla fama a disorientare il povero elettore.
| inviato da sergioragone il 22/1/2010 alle 23:4 | |
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