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Un caffè democratico con Pier Maran

Prima di ogni cosa oggi è il compleanno di mia cugina Roberta e quindi auguri a lei per i suoi 22 anni. Si fatta grande cugì.

Ora veniamo a noi.Ha 27 anni e vive a Milano ed è laureato in Scienze Politiche. Il 29 maggio 2006 è stato eletto, con 1480 preferenze, consigliere comunale della sua città,Milano, per l'Ulivo. Dopo la nostra intervista su Io Donna di qualche tempo fa, oggi il caffè demcratico lo prendiamo con Pier Maran. che tra le altre cose è un mio amico ed anche uno dei mie blogger preferiti


Pier, ora che il partito nuovo sembra tanto vicino, vorrei subito chiederti se è già arrivato il momento di cambiare il nome de "la sezione che verrà"  in la sezione che oggi c'è?
Direi di no. Anzi, siamo solo all'inizio perchè è proprio ora che dobbiamo costruire questo nuovo Partito. E lo vogliamo costruire in maniera diversa da quanto abbiamo visto nelle ultime settimane.

Parliamo un po' di Pd e di quello che c'è da fare. E lo chiedo proprio a te che sei consigliere comunale in una delle maggiori città italiane,Milano. In tanti sostengono che nei territori e nei gruppi consiliari il Pd stenterà a nascere per oggettive differenti visioni. Ma insomma Pier sarà davvero tanto difficile o ci sono già temi che davvero ci uniscono?
Se guardiamo l'esperienza amministrativa, dopo un anno di Consiglio Comunale non noto nemmeno la differenza tra chi proviene dai Ds e chi dalla Margherita. Lo scoglio più significativo è indubbiamente la laicità, ma questo non impedisce di lavorare benissimo assieme sui temi amministrativi. Però non dobbiamo scordarci che nemmeno i DS oggi sono un soggetto monolitico dove tutti la pensano uguale. Insomma, siamo in un Partito, abbiamo tanti valori che ci uniscono e poi però ognuno ragiona con la propria testa. Fare politica è anche mettersi in discussione, ragionare fino allo sfinimento per trovare una sintesi.

C'è una nuova cultura politica che con il Pd dovrà affermarsi e con se anche una nuova classe dirigente. E' questo un passaggio ineludibile, la cui necessità si impone non solo guardando al nostro passato e agli errori e ai ritardi della sinistra italiana, che forse proprio un ricambio nella classe dirigente avrebbe potuto evitare, ma anche guardando al futuro, al mondo, all’Europa. Per molti però questo è uno spot giovanilista. Come possiamo spiegare l'importanza di azioni lungimiranti come questa?
Quando si vede che i 45 “saggi” del PD hanno un’età media di 58 anni non è giovanilismo parlare di ricambio, ma una semplice constatazione. Se vogliamo fare un partito nuovo, in grado di attrarre e dare davvero un segnale di cambiamento serve anche che la leadership sia diversa. Questo può avvenire per cooptazione, come ha proposto Luca Sofri, ma non mi sembra la soluzione migliore.
Ritengo che, anziché lamentarsi, sarebbe utile che chi pensa di avere idee nuove si prepari alla conta. Le primarie servono a questo, a dimostrare quali idee e quali persone riscuotono maggiore consenso. E le elezioni spesso danno sorprese..

Prima di chiedere il conto del caffè al cameriere dimmi solo un’altra cosa. Tu entri nel Pd perché?

Entro nel Pd perché credo sia la prima novità politica a sinistra dal 1992 in poi. Lo faccio perché credo che la sinistra esista in natura e a seconda delle situazioni storiche debba sapersi aggiornare, interpretare i cambiamenti, scegliere i soggetti da tutelare.
Voglio far parte di un partito che tuteli i lavoratori e sappia coniugare questo principio con il riconoscimento del merito, delle libertà individuali, della necessità di competere a livello internazionale attraverso l’innovazione. Lo faccio perché sono sicuro che, lavorando tutti insieme, le difficoltà che vediamo in questi mesi le potremo superare. Ed è quello di cui discuteremo, con chiunque verrà, alla Fondazione Mudima (Via Tadino 26, Milano) venerdì 8 giugno alle 21 in una serata dal titolo “Il futuro non è più quello di una volta. Vieni fuori e gioca”

Pubblicato il 5/6/2007 alle 0.0 nella rubrica caffè democratico.

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