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Stand for Change 4/06/2009

Game Over. Game starts. This is our time to turn the page.
da Los Angeles, California. 8.45am


Tra le tante possibili la scelta della cravatta azzurrina non è la migliore per il discorso della vittoria. Ma fortunatamente si tratta di discutere di piccolezze come questa. Dopo l’ultima tornata di primarie Barack Obama annuncia la vittoria in un clima di entusiasmo pazzesco e lancia la sfida a John McCain e al partito repubblicano di George Bush. This is our time to turn the page. La cronaca: i delegati di Florida e Michigan sono riammessi ma contano la metà, Obama ha lasciato la controversa chiesa di appartenenza, Hillary Clinton vince in Portorico e South Dakota, Obama avanza di 17 punti in Montana. Nelle ultime ore si erano visti via via sempre più superdelegati schierarsi col senatore dell’Illinois, in modo che prima di sapere il risultato degli ultimi due stati Obama sapeva di aver bisogno di conquistare ancora 12 delegati per avere la nomination. Hillary Clinton ha provato a lanciare gli ultimi appelli ai superdelegati chiedendo di puntare su di lei, ma era ed è chiaro che la Clinton non vuole apparire sconfitta dagli elettori e sta facendo di tutto per strappare il massimo possibile da Obama, riservandosi poi di decidere. A seguire le battute finali della campagna delle primarie qui dagli Stati Uniti appare come se Clinton si muovesse in una dimensione a parte. Con Obama che già da un po’ fa campagna contro i repubblicani, con tutti i media che parlano della sfida tra Barack e John McCain e si interrogano se la Clinton sarà o meno vicepresidente, Hillary fino a stamattina continuava a parlare da competitor per la nomination. Tattica probabilmente, ed infatti Bill Clinton affermava ieri che probabilmente sarebbe stato l’ultimo giorno di campagna presidenziale della sua vita (si sa: i coniugi fanno campagna da protagonisti negli States, figurarsi Bill). E la stessa Hillary stamattina si lasciava scappare che avrebbe fatto di tutto per sostenere e unire il Partito Democratico contro i Repubblicani. Obama, dalla sua parte, da giorni lancia attestati di stima a Hillary, l’ultimo poco fa quando ha dichiarato che Hillary ha fatto la storia in queste primarie.

La CNN conta per Obama 2156 delegati complessivi sui 2118 necessari per la nomination. Dunque, game over. Eppure Candy Crawley, inviata da New York per seguire il discorso della Clinton, ha parlato di un luogo che sembrava separato dal resto del mondo, con i supporters che parlavano di Hillary presidente, senza la cognizione di quello che stesse accadendo. L’applauso maggiore Hillary l’ha ricevuto quando ha detto che non avrebbe preso decisioni per stanotte.
Proprio mentre scrivo ci si chiede se Hillary aspiri alla vicepresidenza. La MCNBC dà l’ambizione clintoniana quasi per certa, mentre la Fox News pur sottolineando la dichiarazione della Clinton (sarò al fianco di Obama nella campagna elettorale), rilancia le perplessità dello staff obamiano nel chiedere il ticket con la Clinton. Non è un mistero che Barack non la vorrebbe nella sua squadra di governo, ma è pur vero che i risultati poco lusinghieri del MidWest e del decisivo Ohio potrebbero suggerire di corteggiare Hillary. Obama un paio di giorni fa ha parlato della Clintom come di una risorsa (ha usato la parola “asset”) per la prossima campagna presidenziale. Pare che per il momento non ci saranno dichiarazioni ufficiali di Hillary. La mia impressione è che se Clinton sarà ufficialmente disponibile sarà il candidato vicepresidente. Per Obama sarebbe un vantaggio elettorale enorme. Pare comunque che i due si siano sentiti pochi minuti fa a telefono, dopo aver fallito un primo tentativo,, si sa i cellulari non è che abbiano sempre campo (sì, raccontano anche queste cose). Hillary si sarebbe congratulata assicurando di farsi risentire al più presto. McCain, dalla sua, sta provando più o meno esplicitamente a corteggiare i sostenitori di Hillary. Il vantaggio iniziale –i sondaggi Gallup danno Obama vincente a novembre- dei Democratici me l’ha spiegato il tassista che domenica mi ha portato da LA Downtown a Venice Beach: la situazione economica è un disastro, e la situazione economica è colpa dei repubblicani al governo. Inoltre si continuano a buttare soldi nella guerra in Iraq. Se vinceranno ancora i Republicans gli Stati Uniti saranno un paese finito. McCain andava forte perchè era un maverick, uno indipendente, andava per la sua strada. Ora è il candidato ufficiale dei repubblicani e non fa molto per segnare la discontinuità con Bush. È vero che in California si vota democratico, ma la considerazione mi pare generale.

Intanto le associazioni di immigrati latini (come quelli della campagna Legalize LA) ed il governatore del New Mexico Bill Richardson (uno dei nomi in lizza per la vicepresidenza o almeno per il governo) si muovono per garantire ad Obama il consenso degli ispanici. Parte la campagna “Divided We Fail” (www.dividedwefail.org) per ricompattare i supporters democratici. Si cominciano a snocciolare i temi della campagna per le elezioni presidenziali: la politica internazionale multilaterale, il costo della benzina, l’immigrazione illegale e soprattutto la situazione economica ed il sistema sanitario. Il fatto che in questo paese finalmente si parli con attenzione e con realismo programmatico di copertura sanitaria per tutti è un’innovazione straordinaria ed enorme. Forse la maggiore novità politica di questo scorcio di campagna elettorale americana.

Fabio Maccione
(che è l'unico in foto
senza la maglietta di Obama)

Pubblicato il 4/6/2008 alle 9.31 nella rubrica Stand for Change.

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