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Capovolgere la Piramide.

La partecipazione e l’innovazione vanno praticate, non predicate. Lettera aperta al Direttore del Quotidiano Paride Leporace

Caro Direttore,
vorrei approfittare dello spazio che spesso dedichi ai contributi esterni, per avviare con te e con i tuoi tanti lettori una piccola riflessione sulle nuove modalità di partecipazione alla vita politica che forse i partiti ancora non hanno colto a pieno. Mi ha appassionato questa campagna elettorale. Mi ha emozionato perchè quando amici e compagni di sempe decidono di confrontarsi con il consenso popolare e di mettersi a disposizione della collettività, per il suo bene, c'è sempre un'emozione particolare che nasce dal ricordo. Così per Salvatore Adduce che oggi è Sindaco della città più bella del mezzogiorno, Matera. La nostra amicizia nasce da lontano, da quando giovane e curioso ( lo sono ancora? certo che si!) mi avvicinai con passo discreto e breve alla politica. Di tempo ne è passato, sono cambiati Governi, partiti, segretari e colori, ma rimangono ancora qui i sorrisi e gli sguardi sinceri. Oggi Salvatore con responsabilità ed umiltà si rimette in discussione, alla guida di una città che ha bisogno di sobrietà ed un respiro più lungo. E a lui va il mio sentito augurio con estremo affetto.

Si è conclusa una campagna elettorale molto intensa, forse la più difficile degli ultimi 15 anni. Mentre cambiavano le forme di partecipazione, la Politica a poco a poco riusciva a stare dietro a questa evoluzione. In questo tempo vivono di vita propria le forme di partecipazione spontanea ed estemporanea. Il web però, è ancora il palco di pochi. Pochi sono stati i candidati che sono rimasti fuori dal network, pochissimi saranno quelli che continueranno con pazienza e dedizione a condividere esperienze, a socializzare pareri, a nutrire il seme della democrazia digitale. Così come pochi saranno coloro i quali continueranno sulla rete ad alimentare dibattiti e confronti in un clima più morbido come quello che ( si spera) ci aspetta per i prossimi 3 anni.

Resta ancora il limite del web, o meglio di molti suoi utenti. Per tanti è stato un palco, anzi il palco dei comizi dell'era moderna dove lanciare strali ed anatemi, come Dio o un Giudice dovrebbero fare. Per moltissimi ancora è stato un modo per esserci, per testimoniare una presenza, per colpire l'avversario lanciando la pietra e nascondendo la mano. L'accesa contrapposizione stimolata dalla competizione lentamente cede il passo all'assenza di un reale confronto ed una discussione su tempi, visioni e policy, che pure farebbero bene ai governanti ed al governato. Insomma la rete da queste parti ancora non ha espresso un profilo maturo e compiuto, restando legata a doppio mandato alle stagioni, ai lanci delle agenzie, ai titoli dei quotidiani, al sentito dire e mai visto.

L'augurio è che in un tempo molto più prossimo si possa immaginare, magari proprio qui in Basilicata, una forma più matura di confronto attraverso la rete, dove è davvero l'utente a generare contenuto e la stampa a rincorrere notizie e pareri senza doverli smussare o esasperare. Il tutto dipenderà ancora una volta da noi, da quello che sapremo fare e da come lo faremo. L'impegno politico sembra diventato un nuovo mood, ma come per ogni fenomeno lo si vive in un tempo troppo piccolo. Una rivoluzione culturale ha bisogno di anni per potersi attuare, chi ( non solo giovane) pensa di poter cambiare il mondo così come si cambia uno status di facebook commette un grave errore

Qualche anno fa sulle pagine del New York Times Thomas Friedman raccontava del suo viaggio nelle università americane e del suo incontro con la nuova generazione. Quella degli under trenta. Quella che per intenderci è stata definita in ogni modo (invisibile, liquida, impercettibile,2.0) e con quasi tutte e lettere (x e y prima di tutte). A questo gioco non si sottrae nemmeno Friedman definendo questa generazione la Generazione Q. Q come quieta, come Quiet Generation appunto. Secondo Friedman questa generazione è immobile, statica, abituata alla comodità, poco innovatrice e molto poco concreta. Una generazione che trova nel web il suo luogo di aggregazione e di discussione. Che nei social forum, attraverso i blog o altri luoghi di discussione e partecipazione, trova lo spazio per il proprio impegno. E questo atteggiamento molto passivo genera qualunquismo ed antipolitica. Perchè a questa generazione manca l'azione collettiva, manca il fare e l'essere. Per questo lo stesso Friedman esorta i quieti proponendo una sorta di "ritorno al futuro" perché Martin Luther King e Robert Kennedy- dice- non hanno cambiato il mondo chiedendo alla gente di sottoscrivere una crociata su Facebook o su Farmaville.

In tutto questo gioca la sua partita determinante la Politica. Quella della partecipazione è una traccia di lavoro che da sempre appassiona la base ed il verice dei partiti. Praticarla e non predicarla sarebbe la soluzione. Pensiamo allo strumento Twitter, che, anche se spesso si corre il rischio di mitizzarlo, è un esempio di come- grazie alla rete- possa svilupparsi una nuova forma di partecipazione alla politica. Una partecipazione che può essere fuori dalle sezioni, fatta dall’ufficio o nella notte e che esercita in misura crescente la sua influenza. Finora la politica si è confrontata con la rete cercando “un nuovo sbocco al mare” dell’audience televisiva, quando invece si dovrebbe pensare che la rete può essere uno strumento più potente se la si usa rispettando le sue caratteristiche e valorizzandole.

In America già l'hanno capito. In Francia pure. In Italia siamo ancora indietro, ma a piccoli passi (vedi la discesa nel nuovo campo 2.0 di Berlusconi) lo capiranno. Sosteneva Confucio: "dimmi qualcosa e la dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò".

Mi piace segnalare qui, senza peccare di vanità, l’idea straordinaria del Vicepresidente vicario del Parlamento europeo Gianni Pittella di organizzare un tour sui temi Europei proprio coinvolgendo la rete, i tanti utenti che quotidianamente su Facebook, Twitter, Friendfeed, Youtube si confrontano e condividono il lavoro del Parlamentare lucano. E’ un’innovazione vera, quella di capovolgere la piramide e mettere l’ucg (l’utente generatore di contenuto) al centro del dibattito oltre la rete, le appartenenze politiche e territoriali. L’esempio di Pittella andrebbe, a mio avviso, seguito e declinato perché vincente nel tempo moderno e nello spazio nuovo.

Ora che le elezioni, ahi noi, sono lontane non spetta altro che sperimentare, provare, replicare i successi. Fino a pochi anni fa essere in internet voleva dire aprire un sito web e aspettare che gli utenti interessati, per un motivo o per l’altro, arrivassero a visitarlo. Oggi la Casa Bianca, e non il palazzo di vetro di Via Verrastro che pure dovrebbe riflettere su come rivedere la sua vita online, ha ribaltato quella prospettiva: se le persone stanno principalmente altrove (i social network) non si può attendere che vengano da noi, ma dobbiamo muoverci portando noi i contenuti dove gli utenti si aspettano di trovarli (i social media).

Dobbiamo portare l’informazione, i nostri atti amministrativi dove le persone vivono e discutono, perché questa è la strada per ampliare ed arricchire la nostra presenza ed avere una relazione diretta con la gente.

L'innovazione che continua passa anche da qui. 

Pubblicato il 19/4/2010 alle 11.31 nella rubrica Il politico comunicatore.

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